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> la bozza di una lettera da milano dopo la presentazione ad un pubblico foltissimo e qualificato di un libro di sulla body art. credo che sia dei primi del '73. (1)



di enrico bugli




il suo è stato veramente il libro più recensito di quanti siano usciti di argomento estetico o para, diciamo che ho avuto modo di seguire (qui a milano) anche lo squallido dibattito della presentazione. per motivi mercantili che giustifico d'altronde, da tutti si è posto l'accento o evidenziato quella posizione del fenomeno che meglio riguarda il fascino della violenza bruta, non a torto prendendo per buone  quelle indicazioni della parte più nota dell'opera di artaud (una sua lettera,   citata dal direttore della collana, era stata anche male interpretata, d'altronde il direttore della collana confessava che non sapeva di cosa parlasse il libro o cosa fosse la body) i cui esempi sono più evidenti nell'"eliogabale".... "che non era né uomo né donna".... "tutto ciò suda urina, rigurgita sangue e gesticola sapendo ciò che vuole o che fa"  "sacerdoti di cibele che mostrano aprendo le gambe le loro mutilazioni ancora fresche....e nel fatto che invitasse gli storpi alla sua tavola e di variare ogni giorno la forma delle loro infermità" (2), io noto un gusto inquietante della malattia e del disagio, gusto che si andrà accrescendo sino a una ricerca della malattia sul piano più largo possibile, cioè di una specie di contagio perpetuo, dell'ampiezza di una epidemia appunto. "anche questa è anarchia, ma spirituale e speciosa e tanto più crudele, tanto più pericolosa quanto più sottile e dissimulata (e ancora) la truppa lo ha visto, lo raggiunge; già i suoi stessi pretoriani lo afferrano per i capelli.....gli escrementi si mescolano al sangue, scivolano a un tempo col sangue sulle spade che frugano nelle carni di eliogabalo  e di sua madre.... dopo essersi rimpinzati di sangue e della vista oscena di questi due corpi denudati, straziati, che mostrano tutti gli organi sino ai più segreti, la truppa cerca attraverso la fogna in cui si imbatte....." dirò che se la sera della presentazione era giustificata l'assenza di alcuni "antenati", e per l'insipienza degli interventori e per la volontà "politica " degli altri, si presentava un libro, come un catalogo di pentole.. via! i seguenti interventi non me li giustifico no! o almeno non me ne spiego il motivo e non me ne so dar pace. possibile che tutta l'esperienza della body (meglio dire comportamento! si possa esaurire nelle precise e circostanziate indicazioni di artaud? 

da sempre il "dopo-rivoluzionario", ma anche il pescecane di guerra,  tende ad attribuirsi l'antenato nobile,  anche se alcuni sono ignorati o rinnegati; quando la realtà del contemporaneo si manifesta in tutta la sua orrenda e marcia evidenza   non ci resta che la fuga nella pazzia come quella di nietzsche che abbracciò piangendo il cavallo fuori la stazione di torino, anche noi avremmo forse fatto meglio a imitarlo quella sera a kassel quando scoprimmo  i mercati che vi si tenevano in nome dell'arte e della cultura.

soggezione o assoggettazione, prestigio, vizio ecc...ma proiettare un film ad un pubblico addetto, in cui ci si inculi, ci si faccia inculare, irrumare da un subietto, che guarda caso fa parte della classe negletta,  denota almeno un grande coraggio civile?. ora noi non abitiamo un castello sui carpazi, non siamo grassi e stopposi come il marchese, non siamo preti non diciamo messe.  siamo sani e la profanazione per noi non è un compiacimento. nella carne ci sono fiori che scottano e bruciano, ma non danno calore ne luce, per il mercato i fiori vanno meglio se finti, i veri fiori sono rischiosi e impegnativi. col fiore finto il mercato non rischia, il fiore finto  si impolvera è vero, ma non invecchia e nel tempo non perde nulla neppure il profumo, ché non  ha mai avuto,  i nostri fiori li troveremo dove non è possibile adulterarli e non li venderemo nei mercati , ai venditori di castelli della transilvania, ai padroni delle banche, tutti  associati  nella vendita merda e brividi, pruderie di volontà incompiute e sperma al vinavil surgelata, associati nel nome di finte evirazioni, nel terrore di vittime finte, nel dolore di finte automutilazioni. tu a questi aspiranti puttane in fregola, rinfacciamo l'inutilità dei loro sogni, l'impotenza della loro turpe viltà. la loro condanna nasce da un magazzino di teatro zeppo di croci blasfeme e specchi, nastri colorati e bambine profanate, impure serve e bocche lubriche di travestiti, attraverso ciò " avanti borghesi figli e padri di borghesi, avanti a gustare tutta la depravazione del vostro cattolicesimo da quattro soldi, gustate la violenza figurata che sognate di esercitare su tutto e tutti, potrete senza compromettervi guardare nello specchio, del vostro abietto e miserabile perbenismo. non siamo grassi e stopposi siamo sani, coscienti e popolari, non proveremo compiacimenti, soffriremo le profanazioni, nostra è la condanna., soffriremo per il debole e abietto, per la madre col figlio morto di fame; è una condanna vera, ma anche un estremo privilegio quella di  poter "soffrire al posto di dio" (3).

il boia pur svolgendo un servizio civile reso necessario dalle leggi, non ha mai goduto di dichiarazioni di ammirazione o almeno simpatia dai suoi contemporanei. nessuno si è mai vantato di aver stretta la mano o svolta qualsiasi attività comitale in compagnia del boia. il delitto del boia era "perdonato" (4) dalla regalità. l'uomo, quell'uomo, che nei macelli, uccidendo alcuni animali, ci procura il possesso della loro carne, il potere di morte che è racchiuso in una volontà, comunque esercitata, non può farcelo amare. noi mangiamo la carne degli animali, ne gustiamo il sapore, semmai, ma ciò non ci fa apprezzare l'assassino, anche se bisogna riconoscergli, nell'accettazione delle regole una giustificazione nel reale (5). ma quale sarà la giustificazione per il finto assassino, per l'evirato e come giustificare le finzioni di sangue, di sperma, pus e merda? se non nella passiva accettazione e nella mancanza di responsabile coraggio nell'accettare di dichiarare la propria viltà, soddisfacendo nostre proprie pulsioni sadiche che abbiamo rimosse.

che nella veste di officiante, nel senso che "tu est sacerdos in aeternum", si voglia rappresentare e fingere riti (6) in un arco di tempo piuttosto lungo diciamo di anni, e che su alcune e vecchie "autorità" si imbastisca uno spettacolino in cui si esibiscano visceri, carogne, finto sperma, falso sterco, tutto  in abbondanza di sangue (ovino) necessariamente fluidificato  con citrato di sodio. bene. un falso macellaio affetta un'efferatezza, una forza dico, che dovrebbe essere, secondo l’ideologia dell'attore l'affermazione-rappresentazione del prevalere fatale della forza del potere sul debole, ma quale debole? se si esibiscono delle carogne, tra l'altro proprio per quei membri dell'etablissment che non avrebbero mai la forza di macellare sia pure un pulcino in prima persona.

animali, uccisi lontano e per delega (7), su cui si riversano ripugnanti rifiuti organici, un agnellone crocifisso post mortem, un mare di sangue comperato al macello, un piviale nero, da spretato come si conviene a uno che dichiara "di vestire di nero perché la gente noti il verde dei prati, le rondini  e gli alberi fioriti".

perché delle pecore morte e crocifisse, perché tanto sangue,  si chiedeva un giovane capellone mio vicino, perché il forte prevale sul debole, "perché è giusto che il debole  soccomba al forte " risponde de s. profumato di fiori dolci e putrefatti (8) avrebbe dovuto dire "perché ho letto de sade solo per sommi capi e non ho idea de "il discorso del vecchio taihtiano", e gil le rais mi intriga, conosco la versione per il liceo di nietzsche, mi arriva solo l'alone della malattia di artaud,  nizan non li ho mai sentito. tutto impostato su false letture, sulla incomprensione dell'ignoranza e delle presunzioni di culturali dell'arroganza borghese. l'incapacità creativa, viene supportata dalla volontà di creare lo "scandalo", essa è così scontata, nella sterile esecuzione di falsi riti per la pruderie delle squallide fantasie freudiane di chi vorrebbe ma non può.



(1) il titolo in effetti seconda una ipotesi critica sulla così detta scuola di vienna, che a napoli aveva trovato seguaci in cerca di successo ed estimatori. l'interesse della serata sembrava ruotasse intorno allo scandalo più che alla realta' di un fenomeno così vasto e stratificato.   con caruso già avevamo stigmatizzato queste ideologie con la mostra "la body art è morta" al visual art center di via orazio. l'originale della lettera si dovrebbe trovare nell'archivio di luciano caruso a firenze.

(2) le citazioni dall' eliogabale sono mie.

(3) da tener presente, allora mi sembrava ovvio, che le azioni del gruppo si concentravano su un rito di crocifissioni, sia pure di agnelli già ben morti. 

(4) o almeno sopportato.

(5) nelle civiltà antiche ed presso i popoli primitivi, il macellatore chiedeva il perdono agli dei ed alla vittima..

(6) dico proprio fingere.

(7) comperate ben morte al macello.

(8) d'annunzio

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