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> (a cura di) luciano caruso, la disoccupazione mentale, ravenna, 1972


lucio amelio

modern art agency 

novembre 1970




quando nell'ottobre del 1965 diedi vita alla modern art agency con una mostra del pittore berlinese heiner dilly nella vecchia sede del parco margherita la mia iniziativa fu accolta con derisione e scetticismo nel mondo artistico napoletano. in effetti la situazione delle arti figurative a napoli non era delle più incoraggianti: l'assenza totale di ogni iniziativa pubblica, l'indifferenza dei vari « sovrintendenti » nei confronti della nuova problematica artistica, la scarsa sensibilità e l'impreparazione di alcuni « critici d'arte » operanti a napoli, l'indifferenza della stampa cittadina, l'assoluta inefficacia della vecchia accademia infestata da «professori» reazionari ed arrivisti, la carenza delle gallerie private (le pochissime esistenti svolgevano un'attività episodica, confusionaria, ambigua, alternando a mostre di un certo interesse altre di livello bassissimo, il tutto condito da « cocktails » per pochi snobs in cerca di prestigio sociale); tutto ciò contribuiva a creare un'aria irrespirabile degna della peggiore provincia. volli ignorare tale situazione negativa della città, per inserirmi immediatamente in un filone culturale europeo. tra non poche incertezze e mille difficoltà riuscii a sviluppare in tal senso l'attività della galleria, allestendo mostre dei più significativi artisti contemporanei: vasarely, albers, munari, cerali, leoncillo, bonalumi, scheggi, alfano, twombly, pistoletto, boezem, kounellis, hacker; in questi cinque anni di attività più di settanta mostre sono state allestite nella mia casa-galleria, dove ho sempre abitato, dormendo tra le opere esposte. ho sempre pensato alla galleria come a qualcosa di vivo, una living gallery insomma, qualcosa che sia diverso dal solito negozio di quadri, un posto disponibile anche per ospitarvi persone amiche, artisti, critici, collezionisti. 

da tempo ormai la modern art agency ha acquistato una sua precisa dimensione nazionale ed internazionale ed è stata presente in molte rassegne importanti, a spoleto, firenze, montepulciano, modena (alla prima rassegna delle gallerie di tendenza italiane con altre quattordici gallerie italiane) ed alla akademie der kunste di berlino occidentale, dove viene invitata ogni anno per la fruehjahrsmesse. 

per il sesto anno di attività nella nuova sede di piazza dei martiri ho pensato di realizzare un programma culturale ancora più rigoroso dei precedenti. ho scelto quindi per iniziare la stagione una mostra retrospettiva di piero manzoni, l'artista milanese immaturamente scomparso nel 1963. a questa importante mostra altre seguiranno, tutte significative per un discorso che intendo seguire su di una nuova concezione dell'arte, secondo la quale, per dirla con le stesse parole di manzoni, «... la problematica artistica che si avvale della composizione, della forma perde ogni valore: nello spazio totale forma, colore, dimensioni non hanno senso; l'artista ha conquistato la sua integrale libertà: la materia pura diventa pure energia; gli ostacoli dello spazio, le schiavitù del vizio soggettivo sono rotti: tutta la problematica artistica è superata... non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere ».

lucio amelio durante l'allestimento della mostra di piero manzoni, 1970, ph. mimmo jodice, courtesy fondazione amelio