> catalogo mostra libreria minerva, napoli, 1965


operativo 64


di alessandro carlini e antonio dentale




operativo 64 come risemantizzazione del reale... o l'oggetto rlabilitato in un continuo divenire del senso, ritrovato nella instabilità dinamica e polivalente del reale. non o un rifiuto dello spessore del reale, ma un tentativo di nuova significazione, per non destituirlo da ogni rapporto e non renderlo puro oggetto visivo. operativo 64 è una reintegrazione dell'onirico come rapporto non alienato, o un superamento dell'oggetto come realtà quotidiana, non è l'oggetto bello come tale in un contesto « quasi neoclassico », da fruirsi in un rapporto contemplativo, nel così detto tempo libero, in contrapposizione manichea con il tempo del lavoro... è per una adesione (complicità) ad una realtà compromessa ad un difficile (intricato) gioco (di società) mediante l'identificazione di un margine ridotto di ineffabile (apparente). siamo per una rivalutazione sistematica / epistematica generale di un margine ridotto di apparente ineffabile. operativo 64 realizza mediante una risemantizzazione dell'icona usata come segno / comunicazione per una operazione culturale di massa, una riedizione mitograflca del reale oggettualizzato senza aderenze psicologiche. la nostra apertura, le significazioni che derivano dalla giustapposizione delle nostre scelte si precisano nell'ambito di una cultura che non presuppone [suppone) un mezzo linguistico come strumento progettato e derivato da una gestalt neo-industriale. l'informale è morto, sfuggiamo il qualunquismo che chiude in ellisse un rapporto di poli estremi (dialettico) con l'apertura, forse il sogno recuperato nel dormiveglia istintivo (irrazionale) e i mezzi tradizionali che alludono (forse) a contenuti tradizionali non sono in un rapporto di contemporaneità con la società. siamo per la rivalutazione di un margine d'individualità come centro di relazione (andromassa) adatto ad un racconto non falso (mimesi) mimetizzato con un atto antidemocratico ed una realtà inesistente. ma certo la distinzione (dicotomia) fra la forma (superata) e il contenuto di avanguardia di un revival contenutista realistico (dei paleo-marxisti) chiusi (conclusi) alle esperienze esterne (estranee) non è da prendere in considerazione e l'estrinsecità dei loro modi di formare (recuperare) il reale rassomiglia per certi versi proprio ad un modo tardo surreale, irrazionale, di chi propone l'illusione di un orientamento verso il sentimento della magia ed il senso del mistero. e si riscopre in questi termini la possibilità di agire e ritrovare nuove significazioni nella condizione di una kommende wirklichkeit, di una res in fieri, rigettando dal di dentro ogni intenzionalità emotiva per potenziare la ricettività anche quando questa è ipotizzabile attraverso una mimesi di plurintenzionalità... né l'oggetto sterilizzato (sterile) movibile (solo strumentalmente) strumentalizzato per un fine estrinseco di bellezza è causa di una acutizzazione delle intelligenze e delle ragioni... e solo in direzione di una possibile sollecitazione delle intelligenze alla lucidità dell'essere uomo, va recuperato il senso della nostra azione. operativo 64 è un rifiuto dello spessore delle cose come superfetazione di rapporti antropomorfici metafisici; è un rifiuto dello spessore delle cose come rapporto univoco col reale; è un rifiuto della univocità del reale, perché sempre tale monovisione si esplica attraverso una forma reazionaria.

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