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continuum


«le sud rende flasque, car il regoit le nuages qui naissent»

(corpus hermeticum, t. iv, fr. XXIV)




e’ l’ora piena dell'assenza, del definitivo distacco. il cerchio della consapevolezza tautologica è spezzato per sempre. non è un caso che nel mondo dal quale ci distacchiamo la nostra ' assenza ' indugiò tanto a lungo che non se ne avverte più una qualsiasi forma di rimpianto.


troppo a lungo si restò alla superficie delle cose. e il segno, lungi dall'essere approfondito e portato alle sue necessarie conseguenze (le souffle), rimase praticato e vagheggiato nella sua inerte superficialità. dunque non poté non accadere quel che accadde: l'importanza, sentita tanto profondamente all'inizio, del segno estetico decadde sempre più, finché hi abbandonata del tutto e lasciata agli ingegnosi giochetti dei letterati (1).


quello che fu il primitivo bisogno ed impulso di assimilare al nostro destino la materia, sulla quale poggiamo i piedi (il cosiddetto supporto), oggi si può finalmente riprendere, una volta esaurita la millenaria deviazione de) usato in funzione d'altro (2). e la riprova dell'uso improprio dell'alfabeto e del segno è da vedere nella caduta dell'importanza in generale delle cose 'affidate' al mezzo scritto, la cui pratica si rivelò la forma tipica dell'alienazione estetica. questa, se da un lato portava allo sterile gioco letterario, dall'altro conduceva al dominio della ragione sviluppata nel senso del potere e dell'oppressione (3).


ora, se il segno si originò dall'impulso - bisogno d'incidere, penetrare, animare sulla/nella materia nella quale era realizzato, si tratta oggi di riprendere il progetto in vista dell'introiezione della sensibilità nell'inerzia differenziata della materia.


si deve ormai cominciare a vivere nella materia non più sopra di essa, e ciò non può avvenire secondo le ottuse leggi della tecnologia (= dominio) alienanti e devastatrici, che procedono per 'campioni' e prelievi, secondo il sistema della 'citazione'.


l'introiezione della sensibilità nella materia inerte avviene in risposta alla sollecitazione sensibile del toccare, il quale s'aspetta una reazione animata (come ben sapevano i mistici), da assimilare alle possibilità sensibili mentali, secondo l'ideazione realizzatrice del segno.


ciò realizza sì la promozione della noosfera, ma ciò è anche una meta remota: una 'materia' non tecnologica, che diventa senza residui noosfera, che si innesta totalmente nelle nostre terminazioni nervose.


e, viceversa, un calarsi tale nella materia (poiein) m modo da fondare l'equazione della materia come appendice sensibile del cervello, e del cervello come terminale della materia, per stabilire la reale indifferenziazione di materia e soggetto, di oggetto ed io, per cui questa recuperata consapevolezza ci porta ad assumere come la stessa cosa il pensiero/la materia a fatto operativo, saltando come fuorviante il momento teorico-discorsivo, e soprattutto negando il vizio della 'rappresentazione', che si concretizza nei processi illusori di oggettivazione


si tratta di dare un significato non banale al concetto nietzscheano di 'eterno ritorno' e di 'eterno presente'. non siamo che ai primi tentativi di assaggio, ma quale sapore, quali prospettive! quale smisurata impennata dell'importanza del fare estetico!


i futuristi furono i primi a sentire isolandolo da altri possibili, il fascino e l'ossessione lirica (=poietica) della materia. comprensibile come presso di loro molte volte quest'idea poté deviare ed appiattirsi nell’esito tecnologico, ma ciò avveniva nel momento stesso delle loro realizzazioni meramente estetico-poietiche, ed i plastici paroliberi sono sufficienti ad usura per discolparli della grossolanità dell'equivoco comportato dal loro essere stati i primi.


alla" ripresa" odierna, consideriamo importante per noi essere giunti alle medesime conclusioni pratiche anche attraverso l'ultima via razionale che ci avvenne di tentare. sarebbe stato mortificante per noi se questa fosse stata l’unica, ma è noto che ci avevamo già provato attraverso la legittima via poietica. quella razionale ce ne diede solo la piena consapevolezza e solo per questo non fu inutile: anche perciò il presente è un estremo documento. dal chiamarci fuori del non necessario esistente, all'indagine sul limite delle possibilità meramente mentali attraverso il linguaggio ed il metalinguaggio, la persuasione prima solo sentita che la via d’uscita fosse già nostra ed eravamo anzi già incamminati per essa fu abbondantemente confermata. a noi avvenne già di intervenire nella materia usando colla, sassi e terra come materiali diretti, oppure scalfendo e penetrando liricamente con uno spillo la lucida e compatta immagine di cubi e di parole della guerra fredda, troppo enigmatici e sfuggenti nella loro inanità. quella lacerazione e quel ‘mondo’ furono per noi l’apertura di una via che non lasceremo più, le cui terminazioni sostanzieranno di fatto la noosfera, «lanciata a corsa sul circuito della sua orbita» (4).



aprile 1976


luciano caruso — stello m. martini







l) «prima di noi gli uomini hanno sempre cantato come omero», affermò marinetti nell’atto della prima secessione e questo ripetiamo noi oggi.


infatti è proprio il poeta, colui che fa, cioè l'autore più consapevole ma anche finora il più alieno dal ricorso ai vari elementi materici (se non per il mai sopito impulso rivelato dall'impiego della fìctio nominis), a fare di essi oggi il luogo e il fine della propria attività, il poeta che si era abituato alla massima riproducibilità della propria opera. oggi entra nelle cose: non ' fuga in avanti ', ma, nell'accelerato processo di evoluzione della specie, riscoperta di una verità stata da sempre davanti ai nostri occhi, il dar fondo alle conseguenze di quanto è venuto via via maturando, come è proprio degli estremi che si manifestano nei periodi di grandi ritorni.


2) testimonianza antichissima della deviazione è il passo platonico che segue: «una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare qual grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno. e così tu, per benevolenza verso l'alfabeto di cui sei inventore, hai posto il contrario del suo vero effetto. perché esso ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitarsi la memoria perché, fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente» (avocare, cioè, alla mente le cose materiali).


3) perché se questa è l'ultima, totale incarnazione dell'idea di ragione, resta al fondo di essa la proposizione di whitehead: «funzione della ragione è promuovere l'arte di vivere»: dunque, al più promozione, in nessun caso realizzazione, senza contare che non si dovrebbe trattare neppure di «arte di vivere» ma di vita tout court: non di «attacco all'ambiente» (come nell'interpretazione marcusiana della detta idea) ma di assimilazione dell'ambiente e promozione (ora sì) della noosfera.


  1. 4)ed è ormai tempo che questo sentimento informi di sé ogni nostra prospettiva, non certo in vista dell'astronavigazione, che d'altronde pratichiamo passivamente da sempre: se c’è un modo perché tale pratica si faccia attiva, non si deve certo cercarlo a cape kennedy né a bajkonur, ma qui e adesso.




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