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anna maria pugliese

studio 85: quando l’arte è impegno sociale e culturale

lo studio nasce in una calda e affollata serata dei primi di ottobre del 1975.

cardine della serata un incontro-dibattito sull’arte contemporanea animato dalle opere di emilio notte.

mio maestro in accademia, che disegnò per l’evento un bozzetto elaborato in 50 serigrafie offerte al pubblico presente in sala.

nello stesso anno, e con le stesse modalità, ho ospitato franco girosi, mio maestro al liceo artistico “f. palizzi”.


la spontaneità dei primi incontri rivolti essenzialmente ai miei studenti e l’entusiasmo dimostrato dagli studenti e dagli invitati agli incontri, o meglio all’incontro con l’artista, si è tradotta, in breve tempo, in una programmazione imperniata sulla funzione sociale dell’arte. di impronta hauseriana.

dagli anni ottanta – anni in cui lo studio si sposta dalla sede di via orazio 85 alla nuova sede di via martucci 48 – la conduzione delle attività espositive e didattiche, è stata condivisa con marisa albanese. sodale di studi universitari e di approccio crisalide al mondo dell’arte.


l’assunto concettuale e dunque progettuale dello “studio 85-laboratorio di sperimentazione didattica, arte-informazione”, ha plasmato un processo di alfabetizzazione visiva cadenzato da momenti di comunicazione estetica incentrati sul confronto dialettico tra artista, critico d’arte e pubblico.

confronti che, dal’75 al’90, hanno visto la presenza di numerosi critici e storici dell’arte.

tra questi: filiberto menna, palma bucarelli, aldo trione, angelo trimarco, michele buonomo, matteo d’ambrosio, raffaele mormone, enrico crispolti, luciano caramel, arcangelo izzo, v. corbi, luigi paolo finizio, pietro marino, santa fizzarotti, anna d’elia.

e di artisti come emilio notte, franco girosi, renato barisani, enrico bugli, crescenzo del vecchio, gianni de tora, mimma russo, mathelda balatresi, rosa panaro, gloria pastore, salvatore emblema, solo per citarne alcuni.

e altri – provenienti da regioni diverse, quando non dall’estero – tra cui: tomaso binga, lamberto pignotti, bona cardinale, vitaldo conte, domenico bianchi, marco fioramanti, franco summa, michele carone, franca marano, gli ungheresi ildiko balint, endre lukoviczki; e un gruppo di artisti tedeschi: autori di una performance site-specific, calendarizzata a valle del percorso espositivo. vale a dire a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. 


peraltro gli “incontri con l’artista”: esemplificativi di uno sguardo trasversale sulla pluralità dei linguaggi estetici, sono stati costantemente affiancati da presentazione di libri, convegni e seminari.

origine e conseguenza di “analisi semiologica dell’immagine filmica”, proposto da antonio napolitano, nel 1975; e di “arte e istituzioni”, condotto da aldo trione nella seconda metà degli anni settanta.

nonché da giornate di studio su tematiche inerenti lo stato dell’arte al femminile in campania. esplorate da ela caroli nella rassegna: “essere o non essere artiste a napoli”.

un ciclo di quattro collettive, organizzate tra i mesi di aprile e maggio del 1984, e quattro incontri-dibattiti con critici campani; e non.


mentre è del febbraio 1988 un’ampia e articolata riflessione su “estetica della comunicazione”.

declinata in una mostra documentaria e in un incontro con mario costa: teorico del movimento internazionale fondato con l’artista francese fred forest, nell’ottobre del 1983, a parigi; durante il quale ha esposto i principi teorici del movimento mediante la presentazione, in anteprima nazionale, della rivista “art press” e del dossier contenente contributi a firma, tra i molti, di derrick de kerckhove, paul virilio, catherine millet, gene youngblood. e dello stesso costa.


una rilevante attenzione, infine, è stata data alla fotografia con incontri tematici e mostre di luciano d’alessandro, sergio riccio e fabio donato.

mentore, sul finire degli anni ’80, di “obiettivo foto”.

un seminario di fotografia (patrocinato dalla kodak, e dagli assessorati alla cultura del comune e della provincia di napoli), argomentato dagli interventi di marialba russo: fotografia come innovatrice del reale; fabio donato: fotografia e finzione; mimmo iodice: fotografare l’arte; luciano ferrara: fotogiornalismo e controinformazione negli anni’70; lello mazzacane: antropologia e fotografia. fotografia tra forma e struttura.

e dal dibattito pubblico sul tema: il ruolo del fotografo tra istituzione pubblica e privata.


in definitiva posso asserire di aver vissuto una situazione che mi ha permesso di vivere compiutamente il mio sentimento dell’arte. un sentimento vocato a calamitare lo sguardo sui più sfuggenti e radicali significati e valori di questo materiale splendente che è l’arte.

ovvero dell’esistenza.

tutte le manifestazioni culturali sono state documentate attraverso riprese video, fotografie, rassegna stampa e contributi critici in riviste di settore e cataloghi.


di cui è plastica testimonianza, a conclusione di queste brevi note, il testo di filiberto menna. pubblicato, nel 1984, in un catalogo stampato in occasione della partecipazione, nostra e di artisti vicini allo studio, alla fiera internazionale di arte contemporanea di bari: «in una città come napoli, dove troppo spesso iniziative anche intelligenti e coraggiose nascono e muoiono nello spazio di un mattino, si segnala invece come una felice eccezione lo studio 85 che ha ormai alle proprie spalle un decennio di lavoro.

il merito è di marisa albanese e anna maria pugliese. sono due artiste napoletana che operano già da molto tempo e hanno ottenuto rilevanti riconoscimenti. sono due entusiaste ma si muovono nello stesso tempo con rigorosa professionalità. lo studio è anche un laboratorio sperimentale per la didattica visuale: sicché la loro vicenda personale si intreccia con un più largo impegno sociale e culturale e insieme si accompagnano a un’attività espositiva che ha visto passare per questo studio molti artisti e molti critici, in particolare appartenenti all’area napoletana (e anche questo è un aspetto che deve essere segnalato a titolo di merito dell’iniziativa).

marisa albanese e anna maria pugliese puntano molto sugli incontri ravvicinati, amano mettere a contatto diretto le personalità della cultura artistica, di volta in volta invitate, con un pubblico che si distingue per la varietà e per la partecipazione. le opere e i personaggi, da un lato, il lavoro sperimentale, dall’altro, realizzano così una struttura culturale integrata che taglia trasversalmente l’intero sistema dell’arte».

sintesi eloquente di un’esperienza sintomatica della mia avventura umana e artistica.

incarnata in un intreccio di fare, pensare e conoscere, di cui è figura anche l’invenzione dello “studio 85”.

e il suo farne memoria e non routine.

sergio riccio, studio 85, 1986

mostra lamberto pignotti, studio 85, 1987

courtesy archivio anna maria pugliese