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enrico bugli

per giuseppe attivissimo

giuseppe attivissimo è stato un mio studente a catanzaro, già dai primi giorni, dimostrò una personalità ben definita, simpatico, ben fatto, aveva un eloquio cattivante di frasi spezzate, sempre originali e taglienti, elaborava logiche inconsuete per qualche verso sopra le righe, parlava con l’ingenuità di chi già sapesse o avesse visto tutto e soprattutto lavorava come un matto. come scoprii a poco a poco, avevo ben poco da insegnargli, gli davo i consigli della mia esperienza che pino (così lo chiamavano gli amici) accettava di buon grado. prese il diploma del liceo classico mentre frequentava il mio corso, con l’autostop aveva girato in lungo e largo in un mondo  molto più ricco di fermenti e aspettative di quanto non sia oggi.

vedendo le sue prime prove, io che venivo dall’esperienza di “linea sud”, restai molto colpito, per la sapienza e l’eleganza con cui compitava arcani grafemi su tutte le superfici di cui riusciva ad impadronirsi e anche per il fatto che dimostrava una maturità e una finitezza nel risultato che difficilmente si poteva attribuire ad uno studente senza storia. redigeva e presentava a tutti, con una simpatia ingenua e orgogliosamente cattivante, le sue opere, stendeva su qualunque superficie segni criptici e senz’altro molto efficaci, da ricordare con molti distinguo storici e geografici opere e gruppi molto avanzati, questo a me che frequentavo quei poeti visivi che poi hanno fatto storia, intrigò moltissimo, con lui in quattro anni non feci mai un vero e proprio discorso sulle ideologie, eravamo d’accordo e basta. secondo me aveva capito tutto e soprattutto aveva le “idee” che gli scappavano dalle mani. all’accademia ebbe molti ‘seguaci’ soprattutto tra i colleghi degli altri corsi dove era molto popolare.

diciamo che la marea del sessantotto, non so come, lo aveva colpito ci sguazzava dentro e gli aveva dato inconsciamente delle idee molto sperimentali per un accademia di belle arti e a catanzaro, per giunta.. allora ero il più giovane titolare di cattedra italiano, ancora un ragazzo, pieno di fantasie, progetti e speranze, guardavo giuseppe come se lui fosse l’annuncio di un grande futuro in maturazione. giuseppe era ancor più meritevole di attenzione in quanto in questa appendice dell’italia dove non arrivava mai nulla, appariva quasi impossibile che un ragazzo dalla remota crotone riuscisse, in piena naturalità a esprimere un prodotto estetico così avanzato, era l’adesione intellettuale a un mondo nuovo, che si andava formando in quegli anni e che pino intuiva e esprimeva. la frequenza obbligatoria, costringeva pino a viaggiare, con un trenino ancora a nafta gli ottanta chilometri da crotone e catanzaro e onestamente devo anche dire che non era il solo, ma era l’unico ad arrivare dalla stazione fresco e scattante come se avesse riposato fino ad allora.

catanzaro, ai primi degli anni settanta e da allora non ci messo più piede, altro che arte contemporanea, era una città triste e lontana dal mondo, financo il ricordo di jerace scultore della fine dell’ottocento, accademico quanto si voglia, ma di conclamata notorietà nazionale, ammuffiva tra topi e ragnatele in una cripta umida e malsana sotto i giardinetti pubblici, insieme alle tante sculture che in morte aveva legato alla città. una città piena di ’genius loci’, simpatici signori che credevano di essere come monet perché la domenica dipingevano acquerelli o poeti laureati perché avevano tradotto la “divina commedia” in calabrese. una città sorda al divenire della storia, nella ricorrenza della morte del duce, si officiava nella cattedrale una messa solenne con saluti fascisti e camicie nere. alla fine del corso, la strada della passeggiata serale dove tutti svanivano all’inizio di ‘carosello’, l’albergo bella epoque e ormai proprio fatiscente, che aveva ospitato, tantissimi anni prima, cangiullo e la sua amica attrice in occasione di una gloriosa serata futurista in un teatro della città.

all’accademia eravamo tutti giovani ed in certo qual modo vivevamo la vita degli studenti, per cui ci ritrovavamo spesso al cinema o in qualche bettola con loro a passare la serata anche con giuseppe quando non tornava a crotone che era una città accogliente, visto che anche così giovane si era fatto un seguito di ammiratori. “sono stati in tanti quelli che hanno voluto prestare il proprio ’pezzo’ di amore nei confronti di questo artista prematuramente scomparso perché tutta la comunità li condividesse”(1). è vero crotone era un po' speciale nel panorama della calabria di allora. per motivi che non so dire questo ragazzo con opere assolutamente fuori delle convenzioni accettate e a mille miglia dell’idea che si poteva avere allora dell’arte, aveva creato intorno a sé, nella città, quella atmosfera di fiducia, di stima e aspettativa che altrove si verifica solo per le personalità già consacrate. mi recavo spesso in gita a crotone, anche perché sul lungomare c’era un ristoratore, amico di giuseppe, con pesci freschissimi e cucinati da dio. avevo avuto modo di constatare di fatto la notorietà e l’affetto dei crotonesi nei riguardi di questo giovanotto, conservo ancora un antico calice argentato donatomi con parole di stima e simpatia da un antiquario di crotone cui giuseppe volle presentarmi come il suo maestro.

a scuola questo giovanotto, che in effetti di cognome faceva siniscalchi, produceva ed esibiva, credo settimanalmente, dei fogli formato tabloid, che pretendeva fossero un giornale, sul quale comparivano in bella mostra segni e grafemi organizzati, inoltre compitava con arcana gestualità grandi tele, fogli di carta, tavole, lenzuola e tovaglioli (che pretendeva restassero tali) e quant’altro fosse tracciabile, ritenendo che tutte le cose della vita dovessero avere a che fare con l’arte. credo che giuseppe completasse gli studi alla fine del ’77 e subito dopo si sposò, ma le cose non dovettero andare bene fin dal viaggio di nozze, tanto che poco dopo con strascichi dolorosi si separò. intanto viaggiava per l’italia, dirò, forse cercando una nicchia che gli desse la serenità di cui aveva bisogno e una stabilità alla quale sia pur segretamente aspirava. credo nella primavera del1980 scrissi a luigi dima avvocato a crotone per raccomandargli una attenzione per giuseppe, per il quale temevo le pressanti difficoltà economiche, aveva cominciato a dare per pochi soldi opere che, dovendo secondare i gusti di acquirenti svogliati e poco interessati erano di se scadenti(2). quello che maggiormente mi preoccupava, e più temevo e uso un eufemismo, erano ‘le cattive compagnie’ che già stavano per trascinarlo verso spiagge senza ritorno, ormai in quei tempi già corruschi i giovani avevano incontrato sulla loro strada il mostro che ancora oggi divora insaziabile la vita dei più indifesi.

anni dopo ricordando la febbre con la quale giuseppe partoriva i suoi segni gli scrissi in una lettera “ hai visto gli infiniti linguaggi che formano una sola felicità e comprendono ormai tutto, hai compreso la formula dei quattordici segni casuali (che appaiono casuali) ti basterebbe pronunciarli ad alta voce (se fosse possibile) per essere onnipotente, come al sacerdote del dio ti basterebbe dirli per abolire questo nostro carcere di pietra(3) . certamente conosci, perché li hai tracciati, i segni dei libri ermetici, certo segnasti con agrippa le formule del rituale col legno bruciato della croce benedetta, o con quello dell'albero di davide, intorno ai cerchi proibiti “ e tutto per la fede e la semplicità con la quale si esprimeva, era proprio quello che pensavo quando lo vedevo al lavoro e son sicuro che realmente ci fosse in lui qualcosa di quella  memoria universale che promana dagli dei.

venne da me a napoli quando dovette subire un piccolo intervento, già temeva per i suoi nervi, soprattutto lamentava una terribile solitudine intellettuale che la vita di crotone non riusciva a colmare. mi immedesimai talmente che scrissi, anzi gli affidai una lettera da portare personalmente a lea vergine a milano, la lettera, non ne ricordo perfettamente le parole ma si concludeva su per giù  così “ gentile signora voglia fare qualcosa per questo giovane artista che deve restare a milano e se proprio non può, lo ammazzi seduta stante”.

lea vergine, una gran signora, a parte la grande intelligenza e competenza critica, era come è, molto generosa, forse apprezzò lo sguardo mansueto o le operette che giuseppe le mostrò, si immedesimò tanto che telefonò a marconi, che allora era uno che contava veramente a milano e fece il miracolo, annesso alla galleria c’era un laboratorio di corniciaio, marconi lo affidò a giuseppe, che così poté restare a milano. da marconi e dal laboratorio passava la crema dell’arte internazionale e questo fu importante per lui, intanto fece amicizia con molti di questi artisti e usci dalla solitudine intellettuale nella quale languiva. naturalmente scalpitava, non era quella la sua vocazione, desiderava e aspirava a svolgere la sua professione di artista e se ne lamentava con marconi, accusandolo di averlo relegato a un mestiere di schiavo. marconi allora era un gallerista sulla cresta dell’onda, certamente apprezzava l’opera di giuseppe e ancora era catturato dalla simpatia umana che promanava, ma per motivi di prestigio non avrebbe potuto battezzare un esordiente nella sua galleria come spiegava a giuseppe, consigliandogli di attendere quello che sarebbe stato il suo turno, “come hanno fatto tutti”(4); ma era una brava persona e in un certo modo da buon milanese tentò di aiutarlo. pino scalpitava e si era stufato di fare cornici e passepartout. come avevo già fatto io anche marconi gli affidò una lettera, per suo fratello che a como aveva una seteria dove avrebbe potuto ideare motivi di stoffe e fabbricarsi un po' di foulards da vendere in giro, non gli mancava né la faccia tosta né l’improntitudine della simpatia per farlo.

qua perdo le tracce di giuseppe, seppi poi, non so se da una sua lettera,(5) che nella stazione di ferrara, forse dimenticando che le esibizioni pubbliche sono appannaggio delle gallerie e dei musei, azionò una performance ardita e giudicata osè dagli astanti,  questo gli apri tristemente le porte di una casa di cura. allora mi venne da considerare che le stazioni ferroviarie dovevano essere nefaste, visto quello che a torino era capitato a nietzsche. gli ultimi contatti li ebbi con la famiglia, telefonicamente mi confermarono lo stato di giuseppe. molto più tardi mi giunse la notizia della sua morte. era passato come una cometa dallo zenit luminosissimo nel buio.

il ricordo è grande per quelli che lo conobbero e potettero apprezzare le sue doti. quasi dopo venti anni la città di crotone volle dedicargli una mostra e un catalogo. certo son felice che abbiano in qualche modo ricordato con molto amore questo artista e scontento perché hanno sprecata un’occasione, come avviene per quelle cose fatte in casa gestite esclusivamente dalla buona volontà della confraternita  dei non addetti, ogni crotonese proprietario magari di un quadretto insignificante, ha voluto testimoniare il suo affetto a pino pubblicandolo nel catalogo(6), nel quale manca assolutamente  un percorso critico.

spero per questo che una nuova iniziativa non nasca esclusivamente dall’amore dei suoi concittadini, ma si crei l’occasione e le risorse per una vera retrospettiva organizzata professionalmente che metta in giusta luce le sue doti straordinarie, competenti professionali articolino un catalogo comparato con quello che allora gli altri facevano nel mondo, restituendo a  pino il posto che gli compete nel panorama della cultura.

chiudo la redazione di queste note con le parole, quasi certamente visionarie che scrissi nella conclusione della mia citata per la sua mostra a roma qualche anno prima del triste esito: ”saluto così la tua opera, come saluterei parabrahman apason, l'abisso senza fondo, l'assoluto, l'orrido nulla della notte cosmogonica, il segno della sostanza primordiale, la parte superiore insomma, della "matta" di marsiglia.”(7). questa frase allora si riferiva all’opera di attivissimo e mi accorgo ora che rileggo come le parole talvolta l’arte stessa possano impadronirsi e leggere il destino proprio come accadeva all’oracolo dei greci.



1 peppino vallone, sindaco di crotone, nel catalogo della mostra delle opere di attivissimo, crotone, 2010

2 purtroppo molte di queste telette insignificanti sono state pubblicate nel catalogo della retrospettiva del 2010

3 da borges

4 sono proprio le parole di marconi

5 il mio archivio, se così si può dire, è da anni disperso e in parte distrutto

6 vedi nota n°1 e 2

7 il matto è nei tarocchi la carta ambigua ha un significato negativo o positivo a seconda della metà che si presenta in alto girando la carta, riferivo la citazione al valore euristico che attribuivo al procedimento di pino.



giuseppe attivissimo, courtesy archivio bugli