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attilio del giudice

per andrea sparaco

andrea sparaco, capodrise, ottobre 1936.

da bambino vede il legno nella falegnameria familiare, sarà la materia privilegiata per le sue opere più importanti.

gli studi artistici a napoli, la pendolarità in un’italia povera e contadina.

occhi verdi, uno sguardo dolce, le grandi mani forti, da artigiano.

le prime mostre col gruppo: “il cavalletto”, i primi incarichi di insegnamento. in un istituto, dove insegnava,  conobbe la collega lina de gennaro, si amarono e si sposarono. la figlia marina fu la pupilla dei suoi occhi.

nacque subito, giovanissimo, per andrea l’approccio alla politica e alle lotte sindacali.   si identificò, da ragazzo, come organico al pci e i suoi contributi furono forti e appassionati. ma i valori tradizionali della civiltà rurale, che avevano ispirato la sua arte, cominciarono in una disordinata trasformazione  (propria del meridione) ad apparire in declino e a essere fagocitati  da una modernità artificiosa, dove prendeva sempre più piede quell’omologazione consumistica che, a breve, sarà un tema centrale delle analisi di pier paolo pasolini.

l’adesione al gruppo proposta 66, promosso a napoli da luigi castellano (luca), sarà per andrea una svolta decisiva per la sua arte e per i suoi rapporti umani. seguirà la volontà di rendersi indipendente da luca e considerare l’ipotesi di un gruppo casertano. nasce la comune 2. nasce nel triangolo, un luogo che ospitava varie aggregazioni di artisti e studenti delle arti visive.

si  sperimentano nuove tecniche, atte a portare le ricerche degli artisti casertani fuori dai confini della città (i quaderni eliografici della comune, per esempio).ci fu l’incontro con renato guttuso, l’amicizia con ennio calabria, arriva un lungo telegramma di enrico berlinguer. il segretario partecipa e apprezza la solidarietà della comune alla lotte degli operai della saint gobain (l’unica realtà industriale in una città segnatamente piccolo borghese). c’è una storica recensione di del guercio, ci sono le comunicazioni  solidali di numerosi artisti d’avanguardia, fra i quali quelle di enrico baj, le lettere di luigi nono, un’infinità di mostre, tra cui la partecipazione al premio joan mirò, al festival de la cote d’azur, all’ anniversario della rivoluzione cubana, alle varie manifestazioni per la libertà della grecia, per il vietnam, ecc.

il gruppo contatta il teatro esse di gennaro vitiello, mastelloni, peppe barra, impegnati ne “i negri” di genet, nasce in quello spazio e in quei giorni: “strutture primarie e secondarie per un teatro zero”. la cosa era decisamente innovativa, ma segnò l’affievolirsi della originaria propulsione ideale del gruppo.  la comune2, dopo pochi mesi, si sgretola.  ciascun artista va per la sua strada.

la strada di andrea sarà brillantissima. mostre, eventi, pubblicazioni e un forte interesse alla riflessione filosofica.

le pubblicazioni di electa per i manifesti della cgil, dove campeggia l’arte grafica di andrea, sono di grande prestigio.

il brillante sostegno critico di massimo cacciari, le grandi mostre al museo di capua, quella promossa dal comune di capodrise,nel palazzo delle arti, attraverso l’intenso lavoro organizzativo del pittore carmine posillipo (allora assessore in quel comune), la mostra nel grande spazio espositivo ricavato nello stabilimento ati.

poi, inesorabili, il cancro e la morte nell’agosto de 2011, mentre è in corso a teano la mostra:” figure dialoganti, i pizzini dell’anima”.


queste parole sono lontane da un possibile lessico letterario e lontanissime da quelle in uso nella critica delle arti visive. ora, nel ruolo e nell’incombenza della testimonianza, nutro la speranza che vengano recepite come brandelli di un affresco, pochi segni e colori. colori vivi e squillanti o drammatici e tenebrosi.  riguardano la vita di un  protagonista, certamente il più importante e significativo apparso nel ventesimo secolo sulla scena culturale e artistica  della mia città, dove sono nato e dove, con la provinciale ambivalenza emotiva  dell’odio e dell’amore, ho vissuto per più di 50 anni.

andrea sparaco, 1973, courtesy archivio livio marino