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maria lai

tenendo per mano l’ombra

arte duchamp, cagliari, 1995, pp.68

isbn 9788890098840


di maura picciau

maria lai ha spesso definito l’artista come poeta. è in questa idea dell’artista come figura di mediazione tra la realtà, il mistero e la comunità che si esplica la funzione dell’arte: messaggio di speranza, ipotesi di futuro, memoria del passato e sussistenza di questo nel presente. e fantasia. e racconto del mondo, un po’ vero un po’ inventato.

se l’arte è pane alla mensa comune, nutrimento dello spirito, essa non potrà che arrivarci attraverso forme multiple e diverse, impalpabili e concrete ad un tempo: il segno, il suono, il colore, la materia. ma la parola - il logos che era in principio - e il lungo filo che lega le parole in un discorso sono il fulcro della riflessione poetica e concettuale dell’artista: una narrazione semplice e profonda, come una fiaba, unu contu tramandato di bocca in bocca.

maria ragazza voleva essere un poeta di parola, nel ritmo del fiato, ma poi è stata un poeta nel ritmo del segno. poeta di scrittura visuale che sempre rimanda,  in forma simbolica e metaforica,  al patrimonio di storie di tutti, a quel tesoro di racconti universali - anche quando attingono alla tradizione sarda – che può toccare le corde più intime  di ognuno. la reinvenzione di queste storie antiche ed eterne è profezia,  è il nuovo che verrà, ciò che l’artista cattura e mette a disposizione degli altri, in una volontà autenticamente democratica di offrire idee, elevare  senza salire in cattedra.

per la lai narratrice per immagini il filo è la voce, e le parole si aggrumano come nodi o note musicali, mentre il filo cuce e imbastisce trame e melodie possibili e immaginarie. e si invera ancora l’indovinello medievale che raffigura la scrittura come l’aratura del campo, che semina un nero seme, l’inchiostro: parole e pensieri spunteranno come spighe, daranno pane. la scrittura è cibo per la mente, musica del cuore.

nella sua traiettoria artistica, a partire dagli anni settanta, la scrittura diviene  elemento centrale e conquista, nella luminosa tarda produzione, uno spazio e una forza espressiva crescenti. dalle prime scritture astratte, cucite su teli bianchi, i lenzuoli, pagine di vita segnate dai rammendi delle donne di casa, alle geografie, ai libri d’artista, ai muri graffiti e giù fino alle ultime opere su legno, in cui i fili e le cuciture si intrecciano a frasi e aforismi, ella ha sempre fatto appello, accanto al repertorio popolare,  alla cultura letteraria, geografica, filosofica: alla cultura alta che sta nei libri, insomma. miti e leggende come il sardus pater di giuseppe dessì  (in cui si narra del potere creativo dell’arte e della scrittura, che ha in sé scintille divine) sono alla base di opere significative come i libri cuciti sul tema del dio distratto; fiabe potenti e conturbanti come maria pietra di salvatore cambosu informano sculture, opere e performance che trasferiscono il racconto dalle pagine al godimento collettivo. così le storie della storia del mondo perpetuano il circolo della comunicazione dei poeti con la propria gente. ogni artista/poeta ruba e ripropone, innovandolo,  il lavoro di altri artisti/poeti, e la parola/segno e la parola/significato diventano tutt’uno con la forma  che le definisce.

la scrittura è esplorata quale linguaggio artistico e campo espressivo: il codice linguistico è sempre il primo strumento di dialogo tra poeta e ascoltatore, tra artista e pubblico. perciò tale codice deve essere condiviso e compreso, limpido e certo nelle regole, e allora la comunicazione sarà precisa e il messaggio salvifico dell’arte giungerà chiaro, recando beneficio e libertà agli individui.

numero 0,3
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