progettoprogetto.html
noinoi.html
numerinumeri.html
segnalazionisegnalazioni.html
dilatazionidilatazioni.html
glossarioglossario.html
rilevazionirilevazioni.html
note bioautori.html
ideeidee.html
traduzionitraduzioni.html
sdef pssdef_ps.html
narrazioninarrazioni.html
showsshows.html
scheggeschegge.html
one photoone_photo.html
arte & emergenzaarte_%26_emergenza.html
galleriagalleria.html
videoscheggevideoschegge.html
contatti/linkscontatti.html
variavaria.html
 

“ …al di fuori di una partecipazione, non c’è modo onorevole di vivere”.

guy debord


nel 2013 al bad museum nacque "far retrocedere dappertutto l'infelicità", una serie di incontri con alcuni tra i maggiori esperti dell’internazionale situazionista (1957-1972), raccolti poi nel volume “contro l’infelicità. l’internazionale situazionista e la sua attualità”, curato dall’esperto e critico militante, nonché amico, stefano taccone ed edito da ombre corte.

la citazione di guy debord, che dà il titolo al ciclo di conferenze, diventa emblema di una conoscenza più approfondita del movimento e del suo fondatore e anima, non solo sulle posizioni critiche della società spettacolare-capitalista, ma anche rispetto al concetto stesso di felicità.

ll rifiuto della società spettacolare da parte dell’i. s. avviene anche tramite la condanna delle “etichette” di cui il capitalismo spesso si appropria; i situazionisti avevano intuito tale processo e la semplice regola per opere anti-situazioniste fu condivisa e debord stesso non volle impiegare il termine situazionismo.

“non esiste situazionismo, né opera d’arte situazionista, né tanto meno situazionista spettacolare”: è la dichiarazione di attila kotányi alla v conferenza dell’i.s. a göteborg nel 1961, conferenza che siglò il passaggio del movimento da avanguardia artistica a movimento politico rivoluzionario.

molti esperti nel volume, però, non condividono la netta separazione tra i due momenti, preferendo piuttosto una loro sintesi e chiarendo come la componente artistica dell’i.s. sia stata necessaria anche nella seconda fase, propriamente politica.

le “etichette” nel mondo dell'arte hanno spesso deviato dai significati e dalle opere.  l'i. s., essendo un movimento mirante ad una fusione tra arte, filosofia e politica rivoluzionaria, non poteva essere inserito così facilmente in una categoria. in italia la mancanza di un approfondimento sul movimento è dovuta anche a un “vuoto interpretativo”, pochi sono gli storici dell’arte che se ne sono occupati. inoltre, è stata volontà dei situazionisti sfuggire a categorizzazioni istituzionali o all’assorbimento della loro contestazione da parte del sistema (paradossale che poi nel 2010 gli scritti di debord siano finiti nell’archivio nazionale francese).

nell’introduzione al volume, “il superamento della storia dell’arte”, taccone, cita a tal proposito, l’unico saggio, l’estetico il politico, scritto nel 1977 da una storica dell’arte, mirella bandini, che si concentra sui legami, seppur significativi,  con i movimenti precedenti e sull’analisi del primo periodo del movimento.

taccone vuole allargare la ricerca citando quella portata avanti per primo da mario perniola (che scrisse una precoce analisi critica del movimento nel 1972) e dai suoi allievi, alselm jappe ed enea bianchi, ma anche quella condotta da pino bertelli, martina corgnati, sergio ghiradi, gianfranco marelli, enrico mascelloni e pasquale stanziale.

ogni esperto delinea aspetti poco conosciuti dell’i.s. trascendendo i campi autonomi di arte e politica, autonomia negata dagli stessi situazionisti. per debord l’autonomia è concepita come una strategia simile a quella per la divisione del lavoro e della società in classi. tali separazioni devono essere superate in una prospettiva rivoluzionaria proprio per "far retrocedere dappertutto l'infelicità" in ogni aspetto della società e della vita. 

la critica totale della società capitalistica di debord si muove anche contro l’idea borghese di felicità,  proponendo un’alternativa concreta alla cultura dominante, di cui dobbiamo fare tesoro anche oggi.

la felicità dell’iperconsumo attuale considerata paradossale da lipovetsky riprende la concezione totalizzante di ‘spettacolo integrato’ di debord. l’alternativa situazionista per una felicità reale prevede strategie concrete per una partecipazione sociale attiva, ma quali effetti produce sulle forme ‘condizionanti’ di spettacolo integrato di oggi? e’ possibile il colpo di mondo proposto dai situazionisti?

l’i.s. ha avuto il merito di aver sviluppato tali tecniche, in primis le situazioni. la condizione di passività connessa all’infelicità e alla delega della propria vita da spettatore, deve essere contrastata dalla costruzione sociale di situazioni, “ambienti temporanei di vita”.

altre sperimentazioni, legate ad una pratica concreta di trasformazione sociale, sono le derive, giochi spaziali, casuali ed emotivi da attuare nei vari ambienti urbani, e legate anche ad una concezione di urbanismo unitario. molti situazionisti, infatti, formulano teorie legate a città comunitarie (come quella dell’architetto constant), stimolando nuovi comportamenti nei quartieri di una città con l’obiettivo primario di rendere felici le persone che li vivono.

nelle loro teorie l’elemento ludico è fondamentale e il gioco è inteso come congiunzione tra momento lavorativo e ricreativo nell’unità della vita. per i situazionisti il gioco non è separato dalla realtà e non è fittizio, ma è totale, reale, partecipato.

“l’arte e la cultura sono fattori di crescita sociale… interagire con le realtà, tentare di comprendere le sue sfaccettature sono espedienti per decifrare il futuro e renderlo possibile”: questo è il significativo incipit di peppe buonanno alla presentazione del libro.

analisi sociali profetiche emergono da testi dei situazionisti, come la società della spettacolo di guy-e. debord o trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni di raoul vaneigem (entrambi del 1967), i due libri più citati nel volume.

anche recenti pubblicazioni hanno fatto luce sulla portata rivoluzionaria del movimento oggi. antonio negri e michael hardt in impero considerano l’analisi di debord “pertinente e urgente” e naomi klein in no logo cita i situazionisti come gli ispiratori e i teorici delle proteste del ‘68 parigino.

debord, quindi, fu capace di analizzare il sistema politico-economico globale che si stava delineando in quei anni e comprese come la politicizzazione dovesse essere allargata e totale nella vita sociale quotidiana.

la lucida interpretazione di enea bianchi sottolinea come “l’illusione dello stare insieme”, illusione già compresa dai situazionisti, sia amplificata oggi dai social network e dalla nostra società iperconnessa. e’ una strategia stessa del sistema capitalistico quella di privilegiare rappresentazioni illusorie e spettacolari della vita rispetto a partecipazione attiva e azioni concrete.

pino bertelli esamina come il cinema sovversivo di debord abbia formalizzato la sua critica eversiva nel procedimento estetico e nel montaggio delle immagini dei suoi film (concepiti appunto come “armi” rivoluzionarie). l’uso detournato di immagini o l’asincronia con le parole rivelano la critica radicale della separazione compiuta dallo spettacolo: “le visioni immaginarie del passato perdono l’aura di mito o della cronaca e si mescolano ad altre possibilità poetiche dove tutto il vero del mondo diventa falso e morente”.

debord disvela così l’alienante forma-spettacolo, mostrando come il reale non è quello che si vede.

nell’illusione della rappresentazione, tipica anche dei social, si verifica anche un sostanziale cambiamento per l’immaginazione, perché come chiarisce una citazione di vaneigem: “ci si ritrova soli, immutati, congelati nel vuoto prodotto da una cascata di gadgets, di volkswagen e di pocket books”.

l’importanza del situazionismo, secondo bianchi, è stata proprio quella di ridare dignità al sociale, inteso non come facilitazione di rapporti tra gli individui ma come cambiamento attivo nelle persone e nella società. i situazionisti, infatti, come scrive sergio ghiradi, hanno costituito, sino a oggi, l’ultima organizzazione rivoluzionaria realmente pericolosa per il capitalismo planetario.

e’ proprio il ruolo storico del movimento che va riconosciuto, non solo rispetto al ‘68 parigino o alle rivolte studentesche, ma anche perché i situazionisti hanno preparato tali lotte (basti ricordare lo scandalo di strasburgo del 1966). gianfranco marelli delinea l’identità dei situazionisti come “di rivoluzionari professionali nella cultura” (in tutto 70 membri, di cui 7 donne, appartenenti a 16 nazionalità diverse) e cita un importante documento “misterioso”, le tesi di amburgo (misterioso perché non fu prodotto alcuno scritto). le tesi sono, infatti, frutto di discussioni tra debord, vaneigem e kotányi, a cui poi si aggiunse trocchi, riassunte nell’emblematica frase: “l’i.s. deve, ora, realizzare la filosofia”.

far luce sulla globalità del movimento e sulle sue formulazioni, come hanno fatto gli interventi curati da taccone, significa anche conoscere e capire documenti o eventi meno conosciuti. superare le separazioni tra le discipline e tra aspetti della vita per ritrovare un’unitaria sintesi sono riflessioni che mettono in discussione i concetti di felicità e capacità rivoluzionaria anche nella nostra epoca.

come sostiene ghiradi, è l’autogestione della vita quotidiana proposta dall’i.s. e poi ripresa dal movimento delle occupazioni, che può riemergere soprattutto oggi, in risposta alla necessità di società alternative rispetto alla grave crisi globale e all’esigenza di democrazia reale, diretta e partecipata.

a cura di stefano taccone

contro l’infelicità

ombre corte, verona, 2014, pp.119

isbn 9788897522935


di elvira lamanna

numero 0,3
indexnumero_03.html