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giovanna silva

narratives / relazioni n. 1

– baghdad – red zone, green zone, babylon

mousse publishing, milano, 2012

isbn 9788896501719


di michela becchis

…paesaggi e società in situazione critica. sfogliamo questo quotidiano addossati a un muro, a delle mura, a una porta che si apre lungo antichissime mura, a una porta sradicata da una casa e appoggiata a un provvisorio muro, a un resto di muro, a una parete, a ciò che resta di una parete, a una parte di parete che componeva un monumento. l’importante è tenere queste pagine saldamente tra le dita e stare addossati a queste foto di giovanna silva esattamente come le sue immagini chiedono: accostati anzi schiacciati come quando si prova a mettersi al riparo.

libro? no, non è un libro questo, non ha rilegatura, sono come pagine di giornale riposte dentro una cartellina da ufficio e numerate, a prima vista, più che linearmente secondo una stringa simil fibonacci. paiono contrastare queste pagine sparse e leggere, che sembrano rimesse insieme dopo essere state lasciate in balìa del vento di una quotidianità silente, con la forza statica dei soggetti impressi nei fogli: architetture grandi, monumentali, massicce, imponenti che tali sembrano anche quando nella realtà forse non lo sono, ma che riempiono integralmente lo spazio disponibile e lo sguardo di chi le sfoglia. ma contrasto, invece, non c’è tra questi pezzi di carta che potremmo accartocciare e negare stringendoli in una mano e la presenza umana in queste grandi foto: due o tre forse quelle in cui uomini ci sono, ma ridotti a spalle, a dettaglio, evanescenti illustrazioni di un genere umano che lì non ha casa.

è la baghdad in guerra dove la guerra non si vede e come in ogni guerra rimangono più muri che creature e allora quei grandi muri non dialogano con i viventi, ma con un passato grande anch’esso e glorioso, quello di babilonia. così nella stringa non lineare delle pagine nasce il confronto tra due città che distano poco più di 80 km e molte migliaia di anni; un confronto pulito dalle emozioni, dal dolore, dalla privazione, ma in cui tutto questo torna come la soluzione di quelle equazioni che, si dice, in quella parte di mesopotamia furono inventate. chiudere la cartellina da ufficio che contiene questo quotidiano non permette una polverosa archiviazione, piuttosto lascia conservare il ricordo vivido, soggettivo e intenso di un racconto che rende il lettore silente e assai più consapevole.


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numero 0,3
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