progettoprogetto.html
noinoi.html
numerinumeri.html
segnalazionisegnalazioni.html
dilatazionidilatazioni.html
glossarioglossario.html
rilevazionirilevazioni.html
note bioautori.html
ideeidee.html
traduzionitraduzioni.html
sdef pssdef_ps.html
narrazioninarrazioni.html
showsshows.html
scheggeschegge.html
one photoone_photo.html
arte & emergenzaarte_%26_emergenza.html
galleriagalleria.html
videoscheggevideoschegge.html
contatti/linkscontatti.html
variavaria.html
 

flaminio gualdoni

breve storia della “merda d’artista”

skira, milano, 2014,  pp. 51

isbn 9788857223841


di francesco galdieri

partiamo dalla fine: «l’opera di manzoni continua ad interessarci, intrigarci, irritarci, provocarci perché  si regge su un’ambiguità insanabile, tra mistico e corporeo, tra alto e basso, tra vitalità e morte. tra oro e merda». che  ricchezza di contenuti e quanti spunti di riflessione mette in campo flaminio gualdoni, con rara chiarezza e impagabile capacità di sintesi, in questa breve storia della “merda d’artista”. icona dell’arte d’avanguardia, scandalo artistico per antonomasia, secondo solo al ready made fountain di duchamp (1917), la merda d’artista, con le sue derivazioni semantiche e i risvolti da essa innescati relativi ad una ridefinizione della figura e del ruolo dell’artista, è al centro di queste cinquanta godibilissime pagine firmate da gualdoni. è «una delle opere destinate a diventare il simbolo stesso dell’avanguardia novecentesca, addirittura uno stereotipo pop di cui tutti, a prescindere dalla conoscenza effettiva, hanno notizia, e quasi sempre un’opinione precisa». e il libro ha il pregio di disvelare oltre al percorso compositivo a monte dell’opera, le implicazioni strategiche concettuali dell’artista che animano un oggetto, in se stesso semplice, banale se vogliamo. una scatoletta per conserve alimentari, etichettata con sullo sfondo in stampatello maiuscolo “piero manzoni” e, sovrastante, in italiano, inglese, francese, tedesco, la scritta “merda d’artista. contenuto netto gr. 30 conservata al naturale. prodotta e inscatolata nel maggio 1961”. sul coperchio “produced by” e a seguire la firma autografa precede la numerazione progressiva delle singole scatolette metalliche. l’opera, realizzata in novanta esemplari, viene esposta per la prima volta il 12 agosto 1961, in occasione della collettiva “in villeggiatura da pescetto”, nell’omonima galleria di albisola. siamo di fronte ad un body-artista sui generis, uno che inscatola le feci come fossero cibo, o almeno è questo quello che ci fa credere, per poi proporci gli scarti del proprio corpo, con tanto di accurato packaging, come prodotto commerciale commestibile.

gualdoni ricostruisce, racconta, annota. con stile avvincente. come quando scrive del botto fatto dall’opera, postmortem, con l’interrogazione parlamentare del 1971, successiva alla prima retrospettiva dedicata a manzoni, curata da germano celant, alla galleria nazionale d’arte moderna di roma, che tra le opere esposte comprende due esemplari di merda d’artista. a firmarla è guido bernardi, deputato democristiano nonché pittore dilettante, il destinatario è il compagno dello scudo crociato riccardo misasi, ministro della pubblica istruzione del governo allora presieduto da emilio colombo. siamo  di fronte a fattezze del tutto inedite per un’opera d’arte; è la ricerca artistica che fa a cazzotti con il senso comune, un’arte degenerata secondo l’immaginario in voga, e così merda d’artista diventa «lo slogan di tutto ciò che si può accettare o si deve sdegnosamente rifiutare in arte». gualdoni ci accompagna per mano lungo tutto il percorso che dall’estremismo concettuale più radicale che ha partorito l’opera, conduce alla sua trasformazione in icona compiutamente pop. se da un lato l’effetto scandalo postumo rende manzoni una star, dall’altro è ben noto come l’opera si inserisca, puntuale, in una ricerca che rifugge i confini della scultura e della pittura e affronta temi cardine quali l’identità e il corporeo. alternando ricostruzione cronistorica e analisi critica, gualdoni ci invita ad una riflessione sul continuo cortocircuito attivato dalla poetica manzoniana che ci porta a spasso tra materiali, riferimenti simbolici e mutazioni valoriali. dalla materia più bassa alla più preziosa. dagli scarti di presunti sporchi rituali alla reliquia.

numero 0,3
indexnumero_03.html