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essere avanguardia è una disposizione ad abitare nell’oltreconfine/oltremisura.

non basta sperimentare o fare ricerca. 

stelio maria martini sostiene che il presupposto di ogni avanguardia consiste nell’identificazione di arte e vita. 

marcel duchamp dice di essersi servito dell’arte per fare della sua stessa vita un’opera d’arte. 

chi si pone all’avanguardia (r)esiste in un oltre, coniuga l’arte con la vita - condannandosi spesso ad una maledizione per entrambe - e questo avviene al di là della partecipazione a raggruppamenti.

è certo che gli anni fra il 1909 ed il 1924 – dalla rivoluzione futurista a quella surrealista -, così come il lungo periodo sessanta/settanta della neoavanguardia, sono stati dei momenti dove l’avanguardia diviene l’arte tout court. ma in realtà questa collocazione più avanti è sempre reperibile appena superati i margini del sistema culturale, anche nei periodi di ritorno all’ordine.

non bisogna fare l’errore di cercare l’avanguardia nelle opere - e soprattutto in quelle pubblicizzate dalla società dello spettacolo -, perché nelle opere isolate da chi le produce questa dimensione si nega. semmai dobbiamo rintracciarla nelle esistenze, nelle vite borderline, anche quando diventa invisibile. 

è la qualità dell’essere che crea lo spessore di un’esistenza e l’eventuale appartenenza all’avanguardia, indipendentemente dalle opere e dai movimenti, anche se i movimenti sono un formidabile veicolo di questa vita assente in quanto sommano ed amplificano tutte le (r)esistenze individuali.

i gruppi d’avanguardia durano poco. l’avanguardia come esserci oltre invece resiste e continua sempre, perché, tutto ciò che costituisce l’ambito di questa seconda natura che è la cultura, si genera a partire da una negazione di ciò che esiste.

e questa negazione è lo spirito dell’avanguardia.

avanguardia


di aldo elefante